Autore: Manuela Serantoni

Vi siete mai chiesti perché i boschi bruciano con questa facilità?

Le società umane sono sempre suscettibili di produrre la giustificazione di ciò che subiscono, di trasformare le loro invenzioni in norme, e di dimenticare il prezzo che pagano per le loro scelte.

Isabelle Stengers, Cosmopolitiche

Il consumismo sfrenato e la richiesta di energia per alimentare la folle economia lineare dominante non trovano più resistenze, avanzano leggi sempre più permissive e si moltiplicano le centrali a biomasse per uso energetico.
I boschi sani sono troppo importanti per la vita del pianeta e le ceduazioni avallate dalla scienza forestale non sono più sostenibili: in Italia al 99% si pratica ceduo matricinato semplice, che rinnova il bosco solo grazie ad una riproduzione agamica con la crescita dei polloni.
È chiaramente un sistema innaturale imposto dalla misera visione ecosistemica dei selvicoltori da biomasse.
La Natura insegna che la creazione di nuovi individui attraverso la riproduzione gamica permette una variabilità genetica e una maggiore resistenza alle condizioni ambientali, ma anche ai parassiti e agli agenti esterni.
Perciò il bosco con le false cure umane si indebolisce, purtroppo è questione solo di tempo e finirà veramente per morire.
È curioso come l’ignoranza domini ogni questione ambientale anche con la possibilità di fare semplici ricerche in rete, ma potrebbe essere solo una lotta impostata sulle cieche ideologie selvicolturali solo per motivi economici.
Le ceduazioni sono la principale causa della mancata produzione di cibo per gli animali del bosco: la produzione di ghiande e semi avviene solo con piante mature, che non sono le ridicole matricine rilasciate durante i tagli.
Inoltre il suolo viene devastato e i fenomeni di erosione compromettono la produzione di funghi e bulbi, che sono una fonte di nutrimento per gli ungulati.
Vi siete mai chiesti perché i boschi bruciano con questa facilità?
Dopo i tagli invernali dei boschi maturi, avviene una vera e propria devastazione del suolo per il passaggio dei mezzi meccanici con le aperture di strade e stradine per raccogliere la legna.
Le ramaglie non raccolte formano strati secchi altamente combustibili .
Certo la legge prevede che vengano raccolte e bruciate dai boscaioli, ma nessuno adempie né controlla.
Inoltre discariche di rifiuti nascono dovunque nel bosco vicino le strade aperte, con plastica, carta e tanto altro materiale infiammabile dentro i boschi.
Durante l’estate con l’azione disgraziata di piromani e incendiari di varia natura, basta una cicca accesa, si brucia tutto quello che rimane del bosco martoriato.
Il bosco maturo non brucia.
Il sottobosco di alberi maturi e meno infiammabile è il grande tronco resiste al fuoco.
Lasciamo vivere e crescere gli alberi, gli incendi finiranno, la pioggia aumenterà.
Il dissesto durante le pioggia diminuirà.

Questo è un punto fermo del nostro programma: lo stop alle ceduazioni.

Ecco una scheda riassuntiva delle esternalità negative causate dalle ceduazioni:

1 Boschi ceduati passano da pozzi di carbonio a sorgenti di Co2

2 Diminuzione della biodiversità primordiale o originaria

3 Nessi di causalità con dissesto idrogeologico

4 Erosione e perdita di fertilità dei suoli agricoli

5 Aumento del deflusso e portata dei fiumi dopo le piogge

6 Diminuzione della funzione depurativa dell’acqua piovana

7 Diminuzione della capienza dei bacini idroelettrici causata dai maggiori sedimenti

8 Cambiamenti del microclima

9 Diminuzione della produzione di alimenti per la fauna selvatica

10 Deturpamento del paesaggio naturale

11 Deforestazione delle aree sottoposte al passaggio dei mezzi meccanici a causa del compattamento del suolo forestale

12 Aumento del particolato in atmosfera

13 Diminuzione della riproduzione gamica

14 Diminuzione della protezione da frane smottamenti e valanghe

15 Aumento del pericolo di incendi causati dall’abbandono di ramaglie nel suolo forestale e per la crescita di vegetazione arbustiva

16 Rottura della pompa biotica il meccanismo che attiva il ciclo dell’acqua

I boschi sani sono troppo importanti per la vita del pianeta. Non lasciamo bruciare i boschi.

Breve nota sulle elezioni politiche del 25 settembre 2022

Marco Mamone Capria

Gli animalisti e gli antivivisezionisti dovrebbero occuparsi di politica?
Naturalmente sì, in quanto ciò a cui aspirano non è semplicemente la diffusione di sentimenti
benevoli verso gli animali. Certo, chi pensa che a questo obiettivo ci siamo già arrivati si sbaglia di
grosso, se considera anche soltanto che ogni anno in Italia sono abbandonati, particolarmente in
prossimità delle vacanze estive (e quindi per futili motivi) circa 80.000 gatti e 50.000 cani – e a chi
lo fa non importa nemmeno che sta commettendo un reato.
In ogni caso una maggiore sensibilizzazione di massa va di pari passo con l’introduzione di leggi
che proibiscano comportamenti caratterizzati da insensibilità alle sofferenze degli animali. Tra
questi c’è sicuramente la vivisezione, o sperimentazione invasiva su animali vivi, che, oltre ad
essere un chiaro esempio di tale insensibilità, è di ostacolo a un autentico progresso medico.
L’esempio della vivisezione mette in evidenza che un genuino animalismo non può non essere
congiunto alla tutela degli esseri umani: ciò perché il rifiuto delle cavie animali include quello delle
cavie umane: cioè, di qualsiasi essere umano sottoposto a un esperimento biomedico con un
consenso forzato o disinformato.
Purtroppo non sembrano essersene accorte molte associazioni animaliste, che nell’ultimo biennio
hanno accettato senza contestarla, se non in forme puerili, la più grande vivisezione di massa mai
perpetrata in tutta la storia umana: la somministrazione a oltre 5 miliardi di persone di sieri
sperimentali fatti autorizzare sulla base dell’assunto (dimostrato falso già prima dell’introduzione di
tali sieri) dell’assenza di terapie efficaci per il covid-19.
La storia della vivisezione daterà al 2021 la svolta verso una deregolamentazione senza precedenti
nella sperimentazione sugli umani, realizzata con la complicità di bande eversive collocate in posti
chiave di governo e di agenzie sanitarie, a livello nazionale e internazionale. I paralleli possibili e,
ahimè, fin troppo storicamente fondati, sono con il regime nazista – ma su una scala di gran lunga
superiore a quanto da esso perpetrato.
Chi è consapevole di questa situazione può essere facilmente preso dallo scoraggiamento a
proposito della chiamata alle urne.
Che andiamo a votare a fare, se l’attuale sistema di governo in Italia ha permesso abusi di potere di
tali proporzioni? E per giunta con il supporto di una magistratura che continua a farsi beffe, in larga
maggioranza, del principio costituzionale dell’obbligatorietà dell’azione penale anche in casi, come
quelli di cui tutta la cittadinanza italiana è stata testimone negli ultimi due anni, di palese violazione
di diritti civili?
Alcuni sostengono che una classe dirigente colpevole del più grande disastro della storia
repubblicana sarebbe molto contrariata se pochi elettori andassero a votare il 25 settembre: come
farebbe a governare in buona coscienza se sapesse che pochi si sono recati alle urne?…
Anche se tale punto di vista è stato promosso da personalità rispettabili, c’è una sola maniera di
definirlo: è una sciocchezza. (A proposito: vi risulta che abbiamo avuto recentemente governi per i
quali operare in buona coscienza fosse una priorità? Anzi: per i quali “buona coscienza” fosse un
concetto intelligibile?).
“Ma alcuni dei colpevoli di quel disastro, veri criminali politici, hanno raccomandato di andare a
votare…”.
Indubbiamente. Chiedono infatti ai propri simpatizzanti di andare a votare numerosi in modo da
innalzare la soglia di sbarramento del 3% (che, appunto, è calcolata su chi va a votare, e quindi
aumenta con l’aumento dei votanti). Più persone andranno a votare i partiti che non hanno dovuto
raccogliere firme per essere ammessi alla tornata elettorale, più difficile sarà per i nuovi partiti, che
invece sono stati costretti a farlo, entrare in parlamento.
Ecco quindi individuato un primo criterio per decidere per chi non votare: quei partiti, che, al
governo o alla pseudo-opposizione, sono stati dentro il parlamento che ha messo in ginocchio
l’Italia, da un punto di vista civile ed economico, nell’ultimo biennio (ma, in forme diverse, anche
prima!). Loro, non hanno dovuto raccogliere firme.
“Ma anche i candidati antisistema possono fare un voltafaccia, come la maggioranza del M5S…”.
È vero: il Movimento 5 Stelle è riuscito a distruggere la fiducia nella possibilità di partecipazione e
di cambiamento in una gran parte della cittadinanza, e specialmente in quella più attiva e
politicamente coinvolta.
Ma allora la scelta più sicura è votare chi quel voltafaccia non l’ha fatto.
Cioè chi non ha mai detto che l’obbligo vaccinale anti-covid-19 fosse una scelta compatibile con la
Costituzione.
Chi non ha mai detto che il Green Pass “in un certo senso” poteva “anche andar bene”.
Meglio ancora: chi si è rifiutato di dotarsene, e perciò è stato escluso dal Parlamento e addirittura
(con il recente plauso della Corte Costituzionale che non è di buon auspicio per il suo prossimo
pronunciamento del 29 novembre) dalle elezioni del presidente della Repubblica e dal Consiglio
R egionale. Votare queste persone è una scelta razionale. E nel caso del neo-partito Vita vale la pena
sottolineare che nel loro programma si legge anche: «Stop alla vivisezione, promozione e difesa dei
diritti e del benessere di tutti gli animali.»
Va precisato che i nuovi partiti non sono tutti votabili in tutti i collegi. Ma qualsiasi di essi è una
scelta migliore, a mio parere, che votare partiti che hanno tradito la Costituzione e distrutto lo stato
di diritto, la dignità degli italiani come cittadini e come lavoratori, e la nostra economia in questi
due lunghissimi anni.
Ovviamente per votare un partito non è necessario essere d’accordo con tutti i punti del suo
programma. Per esempio, andrà visto come la tassa piatta (prevista da Vita al 20%), cioè in linea di
principio una tassazione non progressiva e quindi in contrasto con l’art. 53 della Costituzione,
sarebbe concretamente applicata. Ma ciò non basta certo a indebolire l’impianto di un programma
nel complesso esemplare.
Per finire: ovviamente andare alle urne non è, e non è mai stata, la soluzione di tutto.
Le elezioni e la stessa attività parlamentare sono due forme della partecipazione democratica dei
cittadini, ma da sole non bastano – ancor meno dopo che gli italiani hanno avallato la modifica
costituzionale che ha portato all’autolesionistica riduzione del numero dei parlamentari.
Ciò nonostante, sapere che in parlamento ci siano persone da cui ci si sente rappresentati, e che in
particolare fanno interventi non in malafede / irrilevanti / disinformati / privi di senso (come a me
sembrano la quasi totalità di quelli di esponenti dei partiti “che non hanno dovuto raccogliere le
firme”) è per lo meno, finché l’ordinamento politico italiano resterà quello che è, di aiuto anche a
chi svolge la propria attività politica “sul territorio”.

Scienza e Democrazia/Science and Democracy
www. hansruesch.net/sci-dem

VERSO UNA CULTURA ECO-LOGICA DELLA VITA

Cibo, medicina, territorio e identità, agricoltura contadina e paesaggio culturale
Amedeo Trezza

Nessun popolo può vivere fuori della bellezza. Può al massimo sopravvivere per qualche tempo. E
questa Europa, che mostra qui uno dei suoi volti più costanti, incessantemente si allontana dalla
bellezza. Per questo si agita e per questo morirà, se per lei la pace non significherà il ritorno alla
bellezza e la rivalutazione dell’amore.
A. Camus, Taccuini

  1. Cibo
    Il modo agroindustriale di produzione del cibo (idroponico, intensivo, ecc.) prevede un approccio
    chimico di tipo estrattivo dove vigono processi produttivi sganciati dal territorio, dove la terra non
    ha identità peculiare, cioè non è intercettata come un potenziale di biodiversità da far esprimere
    ma come semplice supporto materico a-contestuale per produrre cibo-merce (fino allo studio sulle
    colture sintetiche dei tessuti cellulari animali e vegetali per la realizzazione di cibi artificiali
    prodotti in vitro e quindi definitivamente svincolati dalla terra come luogo di generazione di
    processi vitali). Inoltre l’agroindustria passa per le necessarie tecnologie OGM (organismi
    geneticamente modificati) ed NBT (nuove tecniche di allevamento) dove il criterio è quello di
    intervenire nella sintassi genetica degli organismi vegetali e animali (e con lo stesso criterio poi
    altrove ciò accade anche in ambito medico sull’uomo) per ottenere ‘miglioramenti’ adattivi a fini
    produttivi, senza però calcolare l’inevitabile squilibrio sistemico complessivo che si va a produrre
    per effetto di una forzatura scompensativa in un singolo segmento di un processo molto più
    ampio. Al contrario, invece, l’evoluzione e la selezione naturale ci insegnano che lo stress
    ontogenetico di un organismo (ciò che accade nel corso della sua vita) induce un comportamento
    adattivo filogenetico dell’organismo stesso che si manifesta cioè in un lento ma sistemicamente
    corretto processo di inscrizione (codifica) sul proprio patrimonio genetico di quelle informazioni al
    fine di tramandarle alle generazioni successive a scopo adattivo.
    Questa descritta, detto in altri termini, non è altro che un’analisi corretta delle interazioni tra gli
    organismi e l’ambiente, ovvero null’altro che proprio il significato etimologico di ecologia, oikoslogos, discorso sull’ambiente, studio dell’ambiente.
  2. Medicina
    L’approccio diagnostico iperspecialistico, l’intervento lineare sul singolo sintomo e non
    sistemico/olistico, la prevenzione ridotta ormai solo a strategia vaccinale come risposta preventiva
    a ogni possibile malattia, hanno soppiantato ormai un approccio più evoluto che invece vorrebbe
    lavorare sulla mitigazione degli squilibri e sull’incremento complessivo della qualità della vita.
    L’approccio contemporaneo è in realtà però una chiusura verso la vita: non lavoro su di me ma il
    mio sforzo si concentra sull’eliminazione del ‘nemico’. L’approccio profillattico (di cui il vaccino è
    compiuta espressione) filosoficamente affonda le radici in una concezione vetero-antropocentrica
    in cui è sempre in atto una rimozione dell’altro, dell’inatteso considerato come antagonista da
    distruggere tenendolo lontano: mi preparo per evitare l’inatteso piuttosto che ricomprendere il
    patogeno nella natura delle cose, convivendo invece con esso e rafforzando il mio sistema
    immunitario per arrivare a non farmi nuocere da esso ma senza avere però la pretesa di eliminarlo
    definitivamente. Un approccio cognitivo evoluto lavora sull’equilibrio di un sistema complesso, sul
    riequilibrio di un sistema dinamico, non sulla pretesa di una sua chimerica unidirezionalità
    antropocentrica. Anche tutto questo è pensiero eco-logico.
  3. Territorio e identità culturale
    Invece la produzione del cibo non può essere svincolata da un approccio medico, un buon cibo è
    medicina preventiva nella misura in cui deve essere legato al territorio di produzione di cui è
    identitaria espressione: deve presumere una conoscenza del territorio, ovvero la genetica
    autoctona e la conoscenza degli equilibri dinamici di un sistema locale, perché questi due fattori
    inducono la contestualizzazione di una produzione di beni primari in un dato territorio. Solo così
    un cibo è sistemicamente sano e sostenibile e nutre coerentemente un organismo, sia
    spiritualmente che materialmente, in quel contesto culturale inserito. La relazione organica tra
    cibo e salute è strettissima perché un cibo sano, interagendo e nutrendo il microbiota umano, è la
    condizione di partenza per un buon funzionamento e potenziamento del sistema immunitario,
    cioè della capacità di autodifesa del nostro organismo. Per questo la relazione tra territorio (inteso
    in senso lato come identità geografico-culturale di una comunità) e sistema immunitario (inteso in
    senso lato come stato di salute del nostro organismo biologico) è strettissima, perché territorio e
    sistema immunitario si rimandano l’un l’altro: in termini di matrici possiamo dire che territorio e
    sistema immunitario sono una duplice inscrizione dell’uno sull’altro e viceversa, in questo senso
    l’uomo è ciò che mangia e il paesaggio è espressione dell’abitare dell’uomo. Il cibo diventa così
    vero e proprio linguaggio identitario di una comunità, supera la sua funzione primaria di nutrizione
    e di cura preventiva manifestandosi nei termini di patrimonio immateriale di una comunità.
  4. Cultura della bellezza tra Agricoltura contadina ed Ecologia della mente
    Per forza di cose è evidente come gli attori di questi processi culturali e produttivi di qualità non
    possono essere le grandi imprese agro-industriali ma sono da individuare nel tessuto sociale rurale
    dei piccoli e piccolissimi coltivatori e allevatori, spesso micro-aziende a carattere familiare e
    talvolta nemmeno riconosciute, che formano il vero tessuto produttivo di tante eccellenze locali e
    che custodiscono la gran parte del patrimonio genetico vegetale e zootecnico nazionale. Quasi
    sempre queste micro-realtà sono dislocate nelle aree interne del nostro territorio, in aree
    montane e disagiate, e per questo la loro esistenza, oltre a tenere in vita borghi e territori che
    soffrono un trend inarrestabile di spopolamento, costituiscono un vero e proprio presidio di tutela
    e di cura delle aree interne, con importanti ricadute di carattere antropologico ed estetico,
    prim’ancora che sociologico ed economico: un territorio sano è un territorio bello. La cultura della
    bellezza è questione centrale nel tema della tutela dei paesaggi culturali e più in generale dei
    patrimoni culturali, così come concepiti e assunti nella Convenzione quadro del Consiglio d’Europa
    sul valore del patrimonio culturale per la società (Convenzione di Faro), la cui recente ratifica
    italiana (solo del 2020) ci apre la possibilità di occuparcene anche a livello europeo.
    Una nostra priorità sarà quindi dare profondità alla proposta di legge sulla tutela e promozione di
    un’agricoltura contadina, sia a livello nazionale che in contesto europeo, al fine di favorire nuove
    opportunità di sviluppo rurale diffuso a piccola scala e di conseguenza proteggere la bellezza e
    l’efficienza dei paesaggi culturali del nostro territorio, frutti dell’interazione tra una fitta rete di
    produzioni sostenibili a piccola scala e una parallela tutela ambientale delle riserve di potenziale:
    uno sviluppo virtuoso in cui si accresce il potenziale senza intaccare la riserva di potenziale. In
    piena sintonia con l’approccio dell’ecologo americano Gregory Bateson, che già negli anni Settanta
    inaugurò quella stagione di ricerca che va sotto il nome di ecologia della mente e che oggi è troppo
    superficialmente inflazionato.
  5. Europa
    La dimensione e la prospettiva europea in cui affrontare i temi del patrimonio culturale (ovvero
    nella Convenzione di Faro) e la tutela del paesaggio (ovvero nella Convenzione europea del
    Paesaggio), la battaglia contro la globalizzazione (oggi ad esempio il TTIP), contro gli OGM e gli NBT
    e le politiche sanitarie non devono limitarci a dichiarare l’uscita dall’Euro e dalla Comunità
    europea così come concepita, non devono farci rinunciare all’Europa ma devono suggerirci al
    contrario una visione a campo largo in cui recuperare i valori europei della nostra civiltà, al
    contempo rifiutando con forza ed intransigenza questo finto europeismo atlantista dei mercati che
    è solo pretesto per le lobby per la mortificazione delle comunità nazionali (l’Europa di Maastricht,
    per intenderci). Allo stesso tempo dobbiamo muoverci invece nella direzione di una Europa dei
    popoli indipendente e sovrana, una Europa insieme mediterranea ed indoeuropea, che guarda alla
    pace e alla bellezza così come alla trascendenza, trasversale alle categorie democratico-borghesi di
    destra e sinistra, così come la sognavano rispettivamente ad esempio, tra i tanti, proprio A. Camus
    da una parte e A. Romualdi da un’altra.
  6. Oikos-logos
    Ora quindi vediamo chiaramente come proprio per questo motivo la questione europea, i concetti
    di sovranità alimentare, di autodeterminazione economico-monetaria e geopolitica della comunità
    di appartenenza, di identità culturale dei popoli, di tutela e valorizzazione delle piccole realtà
    contadine, la cultura della bellezza e dello spirito come centrali per un rifondazione del sistema
    educativo dei giovani (scolastico e universitario), strettamente interconnessi ai temi della medicina
    preventiva, della tutela della sacralità del corpo e della produzione sana di beni primari, della
    salvaguardia del paesaggio e delle comunità rurali, sono soltanto declinazioni particolari di una
    sola visione ECOLOGICA del mondo che li sottende e che possiamo definire come CULTURA DELLA
    VITA, dove il fenomeno della vita non si esaurisce nell’espletamento delle sole funzioni biologiche
    ma è inteso in senso molto più ampio, da cui muovere per ricominciare a frequentare una
    dimensione etica ed estetica della trascendenza, a partire proprio da un rinnovato rapporto con la
    terra intesa non nichilisticamente e materialisticamente soltanto come suolo, bensì come
    appartenenza identitaria, heimat, la casa di una comunità: ancora una volta un pensiero
    radicalmente (etimologicamente) ecologico (oikos=casa/ambiente, logos=discorso).

GUARDA IL VIDEO https://youtu.be/O8QD8DeflT0

Possiamo dare VITA alla sovranità energetica in tutta Italia.

Sovranità energetica & Comunità energetica: nelle Marche si può!!

Cosa significa nel 2022 transizione energetica?

Qui nelle Marche significa soprattutto esser a stretto contatto con l’acqua: quella del mare in primis e quella dei fiumi delle principali province.

Oltre l’acqua abbiamo poi il vento, prevalentemente il mare ed il sole non dimentichiamocelo!!

Acqua, vento e sole: tutte fonti di energia rinnovabili che possono dar VITA a nuove Comunità energetiche marchigiane (a km zero); un mix di energie che se ben utilizzato può soddisfare il fabbisogno di energia pari al 60% dell’energia che ad oggi la regione Marche è costretta ad acquistare dalle regioni limitrofe.

Su scala nazionale, queste tre fonti potranno, insieme all’idrogeno, ridar VITA in Italia alla tanto desiderata e possibile Sovranità Energetica.

GUARDA IL VIDEO  https://youtu.be/LNgUopoWtqI

VITA, Sara Cunial: “non apparteniamo a logge massoniche”

Roma, i fondatori del partito firmano la dichiarazione di estraneità da gruppi occulti e criminali

“Sono una persona pragmatica e per questo coi fondatori e voi come testimoni vogliamo firmare un accordo tra persone che condividono il progetto VITA e il nostro cammino” 

Nell’ambito della manifestazione di Roma, con queste parole Sara Cunial ha annunciato ieri la firma dell’accordo interno firmato tra i fondatori della lista unitaria del dissenso VITA, in cui si dichiara di non appartenere a logge massoniche e gruppi mafiosi, impegnandosi “moralmente a non commettere illeciti, né a scendere a compromessi o accettare premi di favore, pena l’espulsione dal movimento” e le dimissioni da parlamentare.  Redatto da Paolo Sensini, con Sara Cunial hanno firmato l’accordo Davide Barillari, Maurizio Martucci, Edoardo Polacco e Luca Teodori, ovvero tutti i fondatori di VITA.

VITA è quindi il primo e unico partito in corsa per le elezioni politiche del 25 Settembre 2022 che ha pubblicamente dichiarato l’estraneità da logge massoniche, gruppi mafiosi e lobby portatrici di interessi contrari a quelli dei cittadini, “nessuna deroga è consentita”, conclude la dichiarazione d’intenti.

Sul palco della manifestazione di Roma, ha poi ripetuto Luca Teodori: “nessuno parla mai del rapporto politico con la massoneria, ma la domanda è: un massone, quanto risponde agli elettori, al partito e ai cittadini? E quanto alla loggia? Proprio per fugare ogni dubbio, noi abbiamo firmato: sia chiaro, nessuna appartenenza alle logge. 

Questa è VITA.”

Guarda il video della manifestazione a Roma sul Canale Youtube di VITA https://youtu.be/5d3OWkGfd60

La fluidità/devianza che non è ribellione, né ricchezza delle diversità.

«Evviva le devianze, la forza delle società è data dalla ricchezza delle diversità» Enrico Letta

Sorprendente sentire questa frase e soprattutto da chi arriva.

Eh sì perché in questi ultimi anni abbiamo assistito ad una catalogazione di diversità di serie A e diversità di Serie B.

Ma cos’è la devianza?

Basta andare sempre alla radice etimologica (una mia fissazione) delle parole: il termine “devianza” deriva dal verbo “deviare”, termine latino (de- via) per indicare letteralmente “l’uscire di strada”, cioè: “uscire dalla via consueta o principale” (Devoto – Oli, 1988), di chi quindi non segue la norma (norma dal lat. norma “squadra” (come strumento) e, figurativamente “regola”.

Fermo restando che come sempre lascio che a ognuno arrivi il senso di quello che scrivo in base alla propria sensibilità, voglio fare una piccola premessa che è importante per il senso profondo che sta dietro a quello che sto scrivendo: appartengo alla generazione i cui “idoli giovanili” erano Lou Reed, David Bowie, Freddy Mercury o Boy Geeorge, in cui travestirsi o manifestare la propria “diversità” culturale e personale era una delle priorità.

E si lottava veramente per questo.

Da ciò se ne deduce che sono aperta alle diversità in genere.

Nella mia vita ho fatto delle scelte che certamente non definirei “ordinarie e allineate” 😊.

La mia riflessione, quindi, investe un altro livello, molto più profondo e, per me, allarmante.

Viviamo in una società dove il “modello” che tutti i giovani dovrebbero seguire è quello della “fluidità” e della inclusione e quindi, per traslato, della accettazione della “diversità” che sia di scelta sessuale ma anche, ovviamente, di pensiero e di opinione.

Ma andando a vedere l’etimo della parola “fluidità” (dal latino fluĭdus, derivato del verbo fluĕre ‘fluire’) ci troviamo di fronte ad un termine che indica una sostanza scorrevole instabile, mutevole, poco definita.

E oggi questa “indefinitezza”, insieme alla “devianza” sembra essere una conquista, un pregio, un modello da seguire.

La mia solita domanda da grillo parlante e da osservatrice curiosa di questa strana realtà è allora: a chi giova tutta questa indefinitezza? Chi trae vantaggio da una generazione instabile, mutevole, poco definita e salda? Forse una generazione manipolabile a cui indicare dove e come “fluire”?

Questo tipo di fluidità o di “devianza” è ingannevole, non è una conquista. È uno strumento per annullare il percorso della propria individuazione: se creo una generazione che non si definisce e non definisce il suo “territorio” in una pseudodevianza esaltata, il sistema si garantisce una generazione che non critica “consapevolmente, non mette in dubbio con un pensiero strutturato, ma fluisce con gli eventi in una “devianza” che diventa la norma (la finestra di Overton).

Questo tipo di fluidità/devianza non è ribellione. Non è ricchezza delle diversità. Perché la ricchezza delle diversità prevede che si accetti il libero pensiero, la libertà di scelta personale che sia sessuale, ma anche relativa alla propria salute e al proprio pensare. Prevede che venga accettata e tutelata la persona che decide di non vaccinarsi e di non seguire e quindi “deviare” la norma. Prevede di accettare le opinioni e motivazioni diverse dalle tue e apprendere da esse un modo diverso di vivere la realtà e confrontarsi invece di sbeffeggiare e definire complottisti chi le professa.

La diversità che arricchisce, quella vera, non è a settori e qualcosa (o qualcuno) si include e qualcosa (o qualcuno) no. Se si vuole “stare con le devianze” e con chi esce dalla “norma” lo si deve fare con tutte quelle “minoranze” che esprimono la loro diversità e libertà di opinione.

E non solo con le “diversità” stabilite e benedette dal sistema. Questa fluidità e questa inclusione sono pezzi di una “sceneggiatura” stabilità in quella parte del copione che include le pseudolibertà per riempirvi la bocca di buonismo e di santa ipocrisia.

VITA, parte da Milano la campagna elettorale nazionale

Sabato in Piazza Duomo la prima manifestazione, poi si prosegue nel resto d’Italia

Parte da Milano la campagna elettorale della lista unitaria VITA: sabato 27 Agosto 2022 si terrà infatti la prima grande manifestazione nazionale del partito presieduto da Sara Cunial. L’appuntamento è alle ore 17 nella centralissima Piazza Duomo. 

Superata la fase di raccolta firme dei cittadini, adesso VITA entra nel vivo della competizione promuovendo anche per tutto il mese di Settembre eventi nazionali e locali nelle varie città italiane, puntando sui comizi nei territori delle regioni in cui la lista si presenta per eleggere il prossimo Parlamento.   

L’evento di Milano è quindi una sorta di battesimo in piazza per VITA, sul palco saliranno i fondatori e alcuni candidati capolista: con la parlamentare Cunial, anche Davide Barillari, Maurizio Martucci, Luca Teodori, Paolo Sensini, Stefano Montanari e Renate Holzeisen, modera Dario Livio.

In attesa di capire come le testate giornalistiche gestiranno i criteri della par condicio, già all’indomani dell’approvazione della Corte d’Appello per le autorizzazioni alle candidature, una formale diffida legale è infine partita verso quegli organi di informazione che hanno omesso di riportare il simbolo di VITA tra i partiti in lizza per Camera e Senato. 

Elezioni, PORTIAMO VITA ALLA DEMOCRAZIA ITALIANA

Raccolte decine di migliaia di firme in tempi record: approvata dalle Corti d’appello di tutta Italia la raccolta firme di VITA. “Adesso gli italiani potranno votare per la libertà”

Ce l’abbiamo fatta, festeggiamo un grande risultato, siamo partiti da zero ad inizio agosto e adesso potremo finalmente votare per la libertà, senza compromessi – appresi i responsi della Corte d’Appello dichiara Sara Cunial, parlamentare e presidente del movimento politico VITA dalla resistenza e dalla protesta nelle piazze d’Italia, continuiamo fin dentro al Parlamento le rivendicazioni per la VITA, per riprenderci ciò che ci appartiene per diritto naturale. 

Dopo due settimane di banchetti e raccolta firme promosse nelle piazze italiane dal Sud Tirolo fino alla Sicilia, la lista VITA è quindi ufficialmente candidata, forte di un risultato raggiunto grazie alla partecipazione spontanea dei cittadini e di una rete territoriale composta da attivisti consapevoli che in questi ultimi anni si è creata a difesa dei diritti inviolabili, contro i soprusi e l’attacco alla democrazia.

“Una grande rivoluzione politica italiana” dichiara l’avv. Edoardo Polacco, cofondatore di VITA, ringraziando tutti i volontari, i candidati, gli autenticatori che nel mese di agosto si sono dedicati alla raccolta firme.  “Grazie a tutti voi e a chi ha firmato.”

VITA nasce dall’esperienza della resistenza italiana consapevole promossa da una nuova comunità sociale e politica di esseri umani coscienti e coerenti con proposte ed alternative efficaci e risolutive nella difesa dei diritti naturali. 

Dalle prossime elezioni il rispetto della vita, degli esseri umani e dei loro talenti sarà finalmente rappresentato in cabina elettorale.

Un successo assoluto per la lista VITA, adesso potremmo portare in Parlamento le istanze dei cittadini contrari al 5G, transumanesimo e transizione digitale” dichiara Maurizio Martucci, cofondatore di VITA e candidato alla Camera dei Deputati per Lazio, Umbria e Calabria.

Su 49 collegi plurinominali, la lista unitaria VITA sarà infatti presente in quasi tutte le circoscrizioni elettorali d’Italia. 

Con l’avvio della campagna elettorale, iniziano anche i comizi e le manifestazioni di VITA promosse nelle varie città d’Italia. 

Con SARA CUNIAL al firmaDAY di mercoledì 17 agosto a Roma

NON SI FERMANO I FONDATORI DI VITA: IL LUNGO TOUR DEL WEEKEND DI FERRAGOSTO PER LA RACCOLTA FIRME CONTINUA E SI CHIUDE A ROMA IL 17

Un lungo tour attraverso l’Italia ha portato i fondatori di VITA a raggiungere le piazze: Sara Cunial e Davide Barillari al sud del paese; Luca Teodori, Paolo Sensini e Stefano Montanari al nord e Maurizio Martucci in provincia di Roma e in Umbria. 

“Ogni giorno è VITA”, così Luca Teodori ha inaugurato il weekend di raccolta firme in compagnia di Stefano Montanari e Paolo Sensini in tutta la Lombardia, tour che ha riempito con lunghe file i punti di raccolta firme nelle città di Bergamo, Monza, Milano, Pavia, Como, Varese, Brescia e Lecco.

Grandissima la partecipazione anche al grande tour del sud di Sara Cunial e Davide Barillari, che ha toccato molte città in Campania, Calabria e Puglia. 

“Fiumi di persone in tutta Italia stanno rispondendo a questa chiamata alla VITA democratica del paese. La partecipazione va oltre ogni aspettativa, andiamo avanti ancora in questi giorni con la raccolta firme. Grazie alle nostre Anime belle e ai nostri cuori possiamo tornare a sognare tutti insieme: la popolazione è tornata a sperare!”

Ancora oggi prosegue la raccolta in Umbria, con Maurizio Martucci affiancato nel pomeriggio da Sara Cunial e Davide Barillari a Terni. 

“L’Umbria è vicina all’obiettivo, ma abbiamo bisogno di un ultimo sforzo! Non perdiamo questa occasione” – dichiara Martucci da Perugia.

Infine tutti a ROMA, mercoledì 17 Agosto per il FirmaDAY, una maratona lunga un giorno a Ponte Milvio, dalle 10.00 alle 22.00 per chiudere la raccolta firme nella capitale, in compagnia di Sara Cunial, Davide Barillari, Maurizio Martucci e Edoardo Polacco. 

Tutte le informazioni per la raccolta firme a questo link https://www.votalavita.it/raccolta-firme/

BYOBLU O DELL’IMPARZIALITA’ DELL’INFORMAZIONE AL TEMPO DEL REGIME

di Paolo Sensini

In ogni consorzio umano c’è una regola aurea a cui non si può e non si dovrebbe mai venire meno: l’arbitro deve fare l’arbitro e non gli è concesso derogare dal suo ruolo di terzietà rispetto ai contendenti. Mai, per nessuna ragione.

È un pilastro del buon vivere civile e, se ciò viene meno, crolla ogni regola di correttezza, imparzialità e fiducia sociale. In altre parole l’arbitro non deve mai mettersi a giocare o tifare per una o l’altra delle parti in causa, pena la perdita di ogni credibilità. Che poi questo accada, come vediamo ogni giorno nel campo dell’informazione di regime e della burocrazia istituzionale e giudiziaria, non diminuisce affatto ma aumenta oltremodo la gravità della situazione.

Per venire subito al caso di cui vogliamo parlare, in questi giorni abbiamo assistito a una flagrante violazione di tale regola. Succede che Byoblu, la cosiddetta televisione dei cittadini, dopo anni in cui ha eretto la “libera informazione” come propria e unica ragione sociale, ha clamorosamente inficiato il patto che la legava con i propri ascoltatori. Ascoltatori che poi sono anche coloro che, a quanto ci viene proclamato, la finanziano e le permettono di andare avanti.

Accade infatti che il fondatore e punto di riferimento di Byoblu, Claudio Messora, a suo tempo già responsabile della comunicazione del M5S e ora titolare dell’emittente, scenda oggi in campo come candidato di uno dei contendenti alla competizione elettorale, ossia Italia sovrana e popolare. Un fatto davvero stupefacente che pone molti interrogativi sulla faziosità del fondatore di Byoblu e fa temere lo sbilanciamento a favore di un solo schieramento politico.

L’augurio è che la redazione di Byoblu, se non vuole dilapidare a tempo di record quel capitale di credibilità guadagnato faticosamente sul campo in anni di duro lavoro, prenda subito le distanze dalla scelta di campo del suo direttore Claudio Messora e continui a fare vera informazione. Cioè a raccontare i fatti e gli eventi per ciò che sono e non per quello che fa comodo all’uno o all’altro. Lo devono ai propri ascoltatori e a chi gli ha tributato così tanta fiducia. Ma lo devono soprattutto alla loro vocazione professionale, che è appunto ciò che dovrebbe distinguerli dalla disinformazione di regime. Cari amici della redazione di Byoblu, non gettate alle ortiche tutto quel bacino di fiducia che siete riusciti a conquistare in questi anni di assiduo lavoro. Lo dovete a voi stessi, lo dovete ai milioni di persone che vi hanno dato forza e lo dovete, soprattutto, a tutti coloro che resistono alla deriva totalitaria del nostro Paese. Altrimenti sarà l’ennesimo tradimento e l’ennesima occasione mancata. Non sprechiamola in questo modo!

Facciamo tutto quello che possiamo per noi stessi per la libertà che dobbiamo tramandare in eredità alle nuove generazioni!

Paolo Sensini, storico e analista geopolitico, fondatore di VITA

“L’Italia è diventata un laboratorio di ingegneria sociale, per la costruzione di un nuovo modello sociale, un nuovo modello economico che vuole distruggere la piccola e media impresa. Noi di VITA sappiamo che questo distruggerà la filigrana sociale del nostro paese. Usciamo dall’Euro, dall’Unione europea e dalla NATO e da tutte le servitù politiche e militari che hanno aggredito il nostro paese. In parlamento noi saremo la voce che si opporrà a questo scempio.”

“Sono due anni e mezzo che cerchiamo con tutte le forze di opporci a un sistema che si è rivelato per quello che è: uno stato di polizia mascherato da democrazia parlamentare. O forse sarebbe meglio dire una tirannia che, attraverso la paura e il terrore, ha cancellato i diritti naturali dei cittadini italiani, obbligato la popolazione a trattamenti sanitari coatti e umiliato milioni di lavoratori impedendogli addirittura di portare a casa il pane per i propri figli. Una cosa mai vista prima nella storia!

Per questo abbiamo mobilitato ogni settimana milioni e donne facendo scendere in piazza quella parte di Paese che non si è piegata alla violenza, ai ricatti e a ogni genere di soprusi e umiliazioni. Ma è servito a ben poco.

Al Palazzo e ai suoi mezzi di propaganda non importa nulla di ciò che vuole la gente e proseguono con una martellante campagna di terrore ogni giorno che passa. A cui si aggiunge anche una guerra in Ucraina in cui l’Italia è stata trascinata in virtù di un pluridecennale stato di sudditanza nei confronti della NATO.

C’è però chi non si rassegna e non è disposto a subire ulteriori privazioni della libertà. Ecco perché – continua Sensini- cercheremo di riprenderci quello che il potere ci ha negato e continueremo a farlo in ogni luogo possibile.

E ora, insieme alla parte migliore del Paese, quella che non si rassegna a un futuro di miseria e schiavitù per sé e i propri figli, entreremo in forze dentro il Parlamento per dire basta a un tale scempio politico e istituzionale. È solo l’inizio, ve lo promettiamo, ne vedrete delle belle!”

GUARDA IL VIDEO https://youtu.be/NUv-1A3TH4c

I cittadini IN CODA per la raccolta firme

Quello che sta accadendo in TUTTI i punti di raccolta firme ha dello straordinario: cittadini per ore consecutive in fila, senza sosta, INSIEME, per mettere la propria firma nelle liste unitaria VITA. Anziani, giovani, donne e uomini di tutte le età disponibili a sfidare il caldo e l’attesa, UNITI per immettere in VITA linfa vitale e consentire alla lista di concorrere alle prossime elezioni politiche.

Il popolo c’è. Risponde alla chiamata. Vuole la VITA.

La lista VITA sale in tutti i sondaggi, l’ultimo in ordine di tempo quello del Popolo delle libertà dove su un campione di 2798 votanti, VITA ha raggiunto il primo posto con il 58,2% delle preferenze.

Grazie a tutti voi, diventiamo quella comunità sociale e politica di esseri umani coscienti, consapevoli e coerenti che hanno deciso di smettere di delegare le decisioni che riguardano la loro VITA .

Trovate qui tutti i punti di raccolta firme https://www.votalavita.it/raccolta-firme/

“Non è il momento delle mezze misure, diciamo BASTA”  Luca Teodori alla presentazione di VITA.

GUARDA IL VIDEO https://youtu.be/FleOuCXPL9s

“Siamo nel momento giusto e dalla parte giusta. Siamo il polo della coerenza e della consapevolezza al servizio di tutti gli italiani. Diciamo basta a un sistema di potere al servizio della speculazione: basta al Governo, al Parlamento, agli ordini professionali che hanno radiato colori che avevano idee diverse, ai sindacati che non hanno difeso i lavoratori, al mondo dell’informazione servo del potere. Chiediamo l’intervento della magistratura. Mai più obblighi, mai più green pass, difenderemo la libertà, il nostro sistema produttivo e i risparmi degli italiani.”

SOSTIENI VITA, FIRMA PER PORTARE LA LISTA IN PARLAMENTO. Trova un punto per firmare.https://www.votalavita.it/raccolta-firme/

Renate Holzeisen, anche l’avvocato per le libertà si candida per VITA

“I nostri diritti gravemente violati, nasciamo per vivere una vita libera” 

Da difensore di tanti sanitari sospesi dal proprio lavoro, di genitori che si sono opposti al trattamento dei sieri sperimentali sui propri figli, ma soprattutto da cittadina italiana ho deciso di candidarmi con la lista VITA. Perché nasciamo per vivere una VITA libera, dignitosa e dunque umana: negli ultimi due anni e mezzo i nostri diritti sono stati continuamente violati in maniera gravissima.”

Attraverso un video messaggio, con queste parole Renate Holzeisen ha ufficializzato la candidatura alla Camera dei Deputati nella lista politica VITA,presieduta dall’On. Sara Cunial e nata per unire le forze coerenti del dissenso e della resistenza italiana in vista delle prossime elezioni del 25 Settembre 2022. “L’imposizione diretta ed indiretta del trattamento con i sieri sperimentali, con i lockdown, con l’obbligo di portare la museruola e altre misure sfornite di evidenza scientifica ci hanno segnati – prosegue l’avvocato sudtirolese patrocinante in Cassazione e giurisdizioni superiori – nel frattempo siamo stati portati anche in un conflitto bellico nel quale il popolo italiano non ha alcun interesse.”

Nota per aver preso parte a numerose manifestazioni promosse nelle varia piazze d’Italia dissenti, negli ultimi tempi Renate Holzeisen è salita alla ribalta del grande pubblico per via anche di un durissimo confronto televisivo avuto con l’infettivologo Matteo Bassetti. Non solo, in una dossier legale prodotto per la Commissione Affari costituzionali del Senato, la Holzeisen ha poi definito l’obbligo vaccinale una violazione del Codice di Norimberga: “allo stato attuale non esiste alcun farmaco autorizzato nell’UE e in Italia, neanche in via condizionata, per la prevenzione delle infezioni da SARS-Cov-2”  

Dopo l’annuncio delle candidature di Stefano Montanari ed Antonietta Gatti e forte del sostegno di Enrico Montesano e Gianni Rivera, a pochi giorni dalla costituzione la lista VITA sta già conquistando i favori degli elettori. Secondo un sondaggio condotto su poco meno di 30.000 preferenze e reso noto oggi dal canale televisivo Byoblu, tra le cosiddette liste ‘anti-sistema’ VITA risulta infatti al secondo posto con il 25,03% dei consensi.

Guarda il video dell’annuncio di Renate Holzeisen

Stefano Montanari ed Antonietta Gatti si candidano per VITA al Senato.

“Rispondiamo all’appello di Sara Cunial e delle resistenza italiana”

Per i nostri figli, per i nostri nipoti, per la dignità di tutti, mia moglie ed io abbiamo accettato la candidatura con la lista VITA. Rispondiamo all’appello di Sara Cunial e delle resistenza italiana: noi ci siamo”. Così Stefano Montanari ed Antonietta Gatti hanno ufficializzato la loro candidatura per le elezioni politiche 2022 all’interno della lista unitaria VITA, nata per unire le forze coerenti del fronte del dissenso nazionale. Entrambi sono candidati al Senato della Repubblica. “Nel giro di un paio d’anni abbiamo visto stravolgere la scienza fino alle sue radici – in conferenza presso la Stampa Estera in Italia ha dichiarato Montanarifino ad incenerire le sue regole più elementari. Questo ha portato a dare una giustificazione ideologica ad una serie di mostruosità che possono diventare verità nella nostra società: dal cosiddetto scudo penale, che trasforma i medici in esecutori senza responsabilità, fino all’obbligo di inoculazione di un prodotto che non può essere chiamato farmaco, poiché non è stato sottoposto a nessuna sperimentazione. Un prodotto che oggi è diventato grottescamente segreto militare, su cui è reato svolgere qualunque indagine”.

Ad eccezione dell’On. Cunial, “il Parlamento che ci siamo lasciati crescere addosso è di fatto senza opposizione ed è compatto nel difendere interessi che nulla hanno a che fare con la sua sola ragione di esistere”, ha detto Montanari. “Questi personaggi, mansueti verso il loro padrone, hanno devastato il nostro paese, mettendo in ginocchio le imprese, le famiglie, la scuola.  Riprendersi sarà più faticoso di quanto fu nel dopoguerra degli anni ‘40 ma non abbiamo alternative, è nostro dovere farlo, per questo, per non derubare i nostri figli del loro futuro è indispensabile costituire una voce forte e chiara che ristabilisca la legalità e il rispetto rigoroso di quella costituzione oggi calpestata, che è la garanzia inalienabile che i governanti prestano ai governati.” 

Antonietta Gatti è una scienziata di fama internazionale, laureata in Fisica e specializzata in Tecnologie Biomediche è stata membro del Comitato Scientifico Nazionale del Ministero della Difesa (CPCM), Consulente della Commissione governativa sull’ uranio impoverito e le malattie correlate, oltre che coordinatrice di progetti di ricerca europei e italiani. Suo marito Stefano Montanari è invece un ricercatore indipendente, laureato in Farmacia, direttore scientifico del laboratorio Nanodiagnostics,

Sara Cunial, Presidente della lista unitaria VITA, nel ringraziare i coniugi Gatti e Montanari per la loro scelta di campo, ha poi ribadito l’importanza del progetto VITA come “riscossa nazionale, da cui potrà ripartire un futuro possibile, un mondo nuovo nel rispetto del diritto inalienabile di tutte le espressioni e manifestazioni della Vita, con il ripristino di tutte le libertà naturali e costituzionali”.

Guarda il video sul nostro canale youtube