Fuori l’Italia dalla guerra Fuori l’Italia dalla Nato

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Le parole sono importanti, soprattutto per la nostra Costituzione.

È importante ricordare che la scelta delle parole dell’art. 11 da parte dei costituenti fu meditata e significativa. Rimane come pietra.
La versione iniziale della norma parlava di “rinuncia alla guerra”.

Ma il termine “rinuncia” avrebbe potuto sottintendere l’idea di un diritto o di una facoltà, della quale lo Stato possa decidere di fare a meno.

Al contrario i costituenti vogliono rendere inconcepibile quello che fino ad allora era ritenuto un diritto incontroverso degli stati nazionali, il diritto di intraprendere la guerra.

La parola “condanna”, non sarebbe stata sufficiente per inibire la guerra, per la sua connotazione esclusivamente etica più che politico-giuridico.

Per questo fu scelta la parola RIPUDIA, per affermare la volontà di togliere verità e valore giuridico allo strumento, rendendolo dunque sempre giuridicamente illecito.

“Non accetto che si parli di PACE mentre si inviano milioni e milioni di euro ad uno Stato e si fa propaganda del suo battaglione NAZISTA. Non accetto che si parli di PACE mentre si detengono, sul proprio suolo, più di 120 basi NATO e un potenziale nucleare allucinante.

Non accetto che si parli di PACE mentre la spesa militare è destinata ad aumentare a dismisura, mentre istruzione, sanità e welfare vengono dissanguati.

L’Articolo 11 della Costituzione Italiana afferma: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa
alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali“
.
Questo articolo è assolutamente inequivocabile.

Nonostante questa chiarezza, l’Italia negli ultimi decenni ha partecipato attivamente a guerre fornendo uomini, materiale militare o supporto logistico in diversi scenari internazionali: Libano, Libia, Iraq, Afghanistan, Siria, Serbia, Bosnia ed Erzegovina, Kosovo e ora fornendo armi, anche in Ucraina;

L’Italia, con il ripudio della guerra, dichiara di consentire alla Repubblica di far parte delle
organizzazioni internazionali che promuovono la pace e la giustizia fra i popoli, secondo un principio
pacifista, solidarista e di giustizia universale, che dovrebbe ispirare la politica estera dell’Italia;

Per La Treccani la parola ripudiare significa: «Rifiutare, non riconoscere più come proprio qualcosa che
pur è nostro (o lo era fino a quel momento)» e «Per estensione, con valore più generico, respingere
decisamente» e per Lo Zanichelli: «Dichiarare fermamente di non voler più accettare»; secondo il
Brocardi, «il ripudio della guerra […] costituzionalizza il principio secondo cui l’Italia ripudia la guerra
in tutte le sue forme, riferendosi principalmente alla guerra offensiva, ammettendosi dunque
implicitamente la guerra difensiva, in caso di attacco militare da parte di una Forza straniera».

Al di là delle dichiarazioni formali degli organi di Governo, il massiccio invio di armi verso Paesi in
conflitto induce a ritenere che l’Italia non sia realmente un Paese che ripudia la guerra.

Per la prima volta dal 1949 la spesa militare globale misurata dallo Stockholm international peace
research institute (Sipri) ha superato nel 2021 la soglia dei duemila miliardi di dollari: 2.113 miliardi di dollari, per l’esattezza, in crescita del 12% rispetto a dieci anni fa.

Stati Uniti, Cina, India, Regno Unito e Russia sono i Paesi che occupano le prime cinque posizioni in classifica e pesano per il 62% del totale delle spese militari registrate nel 2021. Per quanto riguarda l’Europa la spesa militare continentale nel suo complesso ammonta nel 2021 a 418 miliardi di dollari, in crescita del 3% rispetto all’anno precedente e del 19% rispetto al 2012. Con 32 miliardi di dollari, infine, l’Italia si piazza appena al di fuori della “top ten”, ma il nostro Paese fa registrare un aumento significativo della spesa militare sia in rapporto al 2020 (+4,6%) sia in rapporto al 2012 (+9,8%).

Se l’Italia insegue gli Stati Uniti basando la propria economia sulla guerra (produzione e vendita di armi,
ricerca sviluppo e produzione di apparecchiature e sistemi militari, ecc) è inevitabile che la conseguenza
sia alimentare conflitti e tensioni internazionali.”

Davide Barillari, Mozione per la Pace, Consiglio regionale del Lazio, 27 Maggio 2022, LEGGI L’ARTICOLO QUI

VITA prende una posizione GENUINAMENTE E RADICALMENTE PACIFISTA, lontana dall’ipocrisia, nel suo programma, al punto 4 Geopolitica:

  • Italia nazione pacifica e neutrale, esclusa da alleanze militari armate.
  • Ripudio della guerra.
  • Uscita dalla NATO.
  • Chiusura e dismissione delle basi militari di forze straniere sul territorio nazionale.
  • Piena attuazione del Trattato per la proibizione delle armi nucleari e divieto produzione armamenti sul territorio nazionale.
  • Uscita dall’Euro e da questa Unione Europea.
  • Esclusione di rappresentanti istituzionali italiani dai think tank, summit e consessi gestiti da organismi sovranazionali, massonerie deviate e occulte nonché gruppi lobbistici non eletti dal popolo.
  • Abolizione del segreto di Stato per i delitti di stragi e terrorismo. 

Consigliamo anche questo speciale di Margherita Furlan, “Emergenza nucleare alle porte, farsa mediatica o reale pericolo di catastrofe?”

In questo video la giornalista ne parla con i fisici Roberto Germano e Andrea Grieco.

IL MAPPAMONDO, Il contagio delle idee, 27 ottobre 2022