La fluidità/devianza che non è ribellione, né ricchezza delle diversità.

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«Evviva le devianze, la forza delle società è data dalla ricchezza delle diversità» Enrico Letta

Sorprendente sentire questa frase e soprattutto da chi arriva.

Eh sì perché in questi ultimi anni abbiamo assistito ad una catalogazione di diversità di serie A e diversità di Serie B.

Ma cos’è la devianza?

Basta andare sempre alla radice etimologica (una mia fissazione) delle parole: il termine “devianza” deriva dal verbo “deviare”, termine latino (de- via) per indicare letteralmente “l’uscire di strada”, cioè: “uscire dalla via consueta o principale” (Devoto – Oli, 1988), di chi quindi non segue la norma (norma dal lat. norma “squadra” (come strumento) e, figurativamente “regola”.

Fermo restando che come sempre lascio che a ognuno arrivi il senso di quello che scrivo in base alla propria sensibilità, voglio fare una piccola premessa che è importante per il senso profondo che sta dietro a quello che sto scrivendo: appartengo alla generazione i cui “idoli giovanili” erano Lou Reed, David Bowie, Freddy Mercury o Boy Geeorge, in cui travestirsi o manifestare la propria “diversità” culturale e personale era una delle priorità.

E si lottava veramente per questo.

Da ciò se ne deduce che sono aperta alle diversità in genere.

Nella mia vita ho fatto delle scelte che certamente non definirei “ordinarie e allineate” 😊.

La mia riflessione, quindi, investe un altro livello, molto più profondo e, per me, allarmante.

Viviamo in una società dove il “modello” che tutti i giovani dovrebbero seguire è quello della “fluidità” e della inclusione e quindi, per traslato, della accettazione della “diversità” che sia di scelta sessuale ma anche, ovviamente, di pensiero e di opinione.

Ma andando a vedere l’etimo della parola “fluidità” (dal latino fluĭdus, derivato del verbo fluĕre ‘fluire’) ci troviamo di fronte ad un termine che indica una sostanza scorrevole instabile, mutevole, poco definita.

E oggi questa “indefinitezza”, insieme alla “devianza” sembra essere una conquista, un pregio, un modello da seguire.

La mia solita domanda da grillo parlante e da osservatrice curiosa di questa strana realtà è allora: a chi giova tutta questa indefinitezza? Chi trae vantaggio da una generazione instabile, mutevole, poco definita e salda? Forse una generazione manipolabile a cui indicare dove e come “fluire”?

Questo tipo di fluidità o di “devianza” è ingannevole, non è una conquista. È uno strumento per annullare il percorso della propria individuazione: se creo una generazione che non si definisce e non definisce il suo “territorio” in una pseudodevianza esaltata, il sistema si garantisce una generazione che non critica “consapevolmente, non mette in dubbio con un pensiero strutturato, ma fluisce con gli eventi in una “devianza” che diventa la norma (la finestra di Overton).

Questo tipo di fluidità/devianza non è ribellione. Non è ricchezza delle diversità. Perché la ricchezza delle diversità prevede che si accetti il libero pensiero, la libertà di scelta personale che sia sessuale, ma anche relativa alla propria salute e al proprio pensare. Prevede che venga accettata e tutelata la persona che decide di non vaccinarsi e di non seguire e quindi “deviare” la norma. Prevede di accettare le opinioni e motivazioni diverse dalle tue e apprendere da esse un modo diverso di vivere la realtà e confrontarsi invece di sbeffeggiare e definire complottisti chi le professa.

La diversità che arricchisce, quella vera, non è a settori e qualcosa (o qualcuno) si include e qualcosa (o qualcuno) no. Se si vuole “stare con le devianze” e con chi esce dalla “norma” lo si deve fare con tutte quelle “minoranze” che esprimono la loro diversità e libertà di opinione.

E non solo con le “diversità” stabilite e benedette dal sistema. Questa fluidità e questa inclusione sono pezzi di una “sceneggiatura” stabilità in quella parte del copione che include le pseudolibertà per riempirvi la bocca di buonismo e di santa ipocrisia.